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Properzio, Sangiovese alla moda umbra

Properzio, Sangiovese alla moda umbra

DiFilippo l'ho conosciuto per imbracciare, di sorpresa, una bottiglia di Malafemmina, un frizzantino bianco che dovrebbe essere messo fuorilegge per la sua smisurata bevibilità. Stappi, finito. Salto sulla vettura e corro in cantina a comprarne scatole, e mi porto via anche il Properzio. Sesto Properzio Aurelio, il terzo nome disputato, era un poeta romano perduto nelle pene dell'amore muliebre. Cuore tormentato dai sensi, ne leggiamo la storia in balia di donne che lo dominarono con voluttà.

Non son certo che questa Riserva 2017 sia dedicata al Nostro: ma di certo si tratta di un bicchiere che ai sensi parla eccome. Ottenuto da uve Sangiovese in purezza, viene rigovernato alla moda umbra, ripassando un paio di mesi dopo la pigiatura su un saldo di uve della stessa specie passite. Lo scopro dobo aver conosciuto il sorso, grosso e nerboruto, e aver sbagliato alla grande il gioco indovina il vitigno, in cui intravvedevo segnali alloctoni.

Invece è solo sangiovese: e il trattamento lo rende quadrato, alla prima impressione quasi monolitico: poi l'ossigeno lo smonta e l'apparecchia e ti trovi di fronte un bicchiere dalla spalla larga, teso assai, che guadagna in solidità quello che paga in agilità. Chiama profumi ombrosi di sigari e di frutta rossa matura, con il brivido alcolico a spazzolarli; ha un sorso stentoreo, allungato e tenace al finale.

Lo vedo con un coccio di spezzatino di cignale, o un ossobuco di cervo, rutilante d'umori.

DiFilippo lavora la sua ampia offerta di etichette con metodi biologici e biodinamici da oltre vent'anni.