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Inizimino di calamari

Dicono che la casseruola è la più grande invenzione tecnologica della cucina umana - e indiscutibilmente anche di quella disumana. Dunque ho scaldato sul fondo di una casserol 4 cucchiai d'olio con 4 spicchi d'aglio e 1 peperoncino rosso Calabria. Ecco.
In questo fondo ho fatto sudare una gamba di sedano e due scalogni, la buccia e tutto, per una mezz'oretta, poi ho calato i calamari puliti tagliati a pezzi. Ho usato una referenza che chiamare scaffalistica è un eufemismo: i surgelati "Patagonici" a marchio privato, giusto per togliermi lo sfizio di ribadire che la cucina è l'arte di far diventare tutto buono:  o almeno mangiabile.

Rosolati che l'ebbi, aggiunsi una misura di vino rosso e quattro cucchiai di passata di pomidoro. Diedi profumi con due rametti d'origano fresco e qualche foglia di salvia. Poco sale. Calai una manciata di foglie di spinaci, lavate, a crudo.  Lasciai cuocere per una mezz'ora.  Alla fine ho eliminato aglio, peperoncino, sedano e scalogno.

Nel piatto la fetta di pane tostato spezzata in due, l'inzimino, qualche foglia di origano fresco dell'orto, olio Incuso Mozzafiato. L'assaggio rivela un ottimo sapore rustico-marinaro dalle vene terragne, mentre la texture non è di prima classe ma compensa con la morbidezza una vaga sabbiosità.

Nel bicchiere: Farandola Trebbiano Spoletino di Di Filippo, 2018, IGT di cui dirò.