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Sagrantino, ma con misura

Sagrantino, ma con misura

Dopo la fulgida stagione dei vinoni, si potrebbe pensare che i produttori di Sagrantino siano come tanti giapponesi nella giugla, sorpassati a destra dai tempi, dall'attualità, dalle mode. Dai "trend" come si dice quando si vuol far vedere di non essere venuti su sotto una verza.
E molte volte è una verità in barba all'indubbia qualitativa espressa dalle Terre di Montefalco, che parla di un livello generalmente buono. Non a caso vien facile pescare i tanti, ottimi Rosso che vengono dalle stesse cantine e dalle stesse mani e dalle stesse teste, mentre la mano allo scaffale rifugge dai flaconi più pregiati. E non è questione di prezzo: o perlomeno: non solo.

Allora provo questo Lorenzo Mattoni, misto di curiosità e timore, targa 2015. Un vignaiuolo dalla spiccata personalità e dalle scelte irrituali: sul web una sola pagina solo in inglese, una brillante presenza social, un'immagine estroversa. Di questo Sagrantino ha prodotto poco meno di 8mila bottiglie e una manciata di magnum.

Ebbene, nel bicchiere si presta oscuro eppure luminoso, che parrebbe ossimoro se non si parlasse di Sagrantino: che è proprio il cuore sanguinoso di Montefalco. Il profumo è debordante: tutta l'antifona di camino, pareti fumose, travi antiche, muri muschiosi, dispense  dimenticate, fino al riverbero speziato, d'erba officinale, di cori di cattedrali, di sacrestie.

Eppure il sorso non si piega sotto tanta verboso eloquio, anze s’apre ad una certa ariositá, un certo andare fulmineo e nervoso assai piu che inutilmente muscolare, fino ad una chiiusra irrisolvibile, profonda, sensuale, seducente, appesa a quei tannini che sferzano senza impolverare.

Se lo vuoi con carni di barbecue, puoi immaginarlo anche con dolci al cioccolato per colmo di eretismo.