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La Magia Frizzante di Belfagor

La Magia Frizzante di Belfagor

Siam lì che affettiamo dei salami, io e Long John Starky, e parliamo di Lambroosky e della esecrabile sottovalutazione dei vini emiliani da parte dell'universo mondo, quando arriva Pescarmona. Chiedo tre volte di ripetere: sarà l'età, sarà quel che sarà ma io continuo a capire "Belfagor". Sarà che il Fantasma del Louvre ha devastato le mie domeniche notti di dodicenne in catodo bianco e nero, ma ho quel nome lì che ribatte fino a quando non la vedo giusta.
Ma a quel punto Stefano, così si chiama il Pescarmona, ha già sbocciato due preziosi flaconi dei suoi duemila: due bianchi rifermentati, l'uno di Spergola e Trebbiano, l'altro di Malvasia.

Ed ora sono qui con i polpastrelli agitati a raccontare questo Bianco dell'Emilia, Frizzante IGT, targato venti-diciassette, che brilla nel bicchiere di un colore che pare distillato d'albicocca. E profuma di profumi delicati e diritti come i fusti del grano tagliato di fresco, ed è ugualmente nervoso. Sotto la sferza di un finale che chiama la frutta sciroppata, l'agrume candito, il fiore giallo, il fiore bianco, una mano di tressette e gilè di cuoio soffiati dal vento, spazza via il sorso con nitore cristallino, senza negare la sua etimologia rigorosa di uve emimliane rustiche e antiche, riprese alla vita da viti giovani, lessa di fiume e ciottoli.

Si beve con ardimento e senza esitazione, mentre la mano cerca disperatamente il coltello per affettare salami.