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Gradis'ciutta, il Collio di Princic Robert

Probabilmente, dovendosi fare appello in Collio, chiamando Princic s'alzerebbe boato di folle, tanti sono gli omonimi. E molti di loro - cinque, ad una conta veloce - fanno vino. Quindi Princic Robert diede il nome del luogo antico, che ha molte diverse pronunzie con quel mistico aprostrofo appeso là in mezzo.

Gradis’ciutta è un nome arcano, che si presenta come una domanda a cui i vini in assaggio offrono una risposta diretta. Cinque vini compatti, coerenti, cin una linea comune aggrappata all’identità stessa del Collio che significa aderenza al tipo e concessione alle diversità: dalla versatilità atipica di uno Chardonnay che marca più il territorio ad un Sauvignon spiccatamente varietale.
E poi il Riserva, un progetto fortemente ispirato dal carattere gentile ma volitivo di Robert Princic, che deraglia in modo perpendicolare dalla linea espressiva dei vini di Gradis’ciutta e conduce verso un altrove tutto da definire.
Ma con ordine, tutte le etichette a targa ‘19

Ribolla, dal frutto alla scorza di limone, copiati in forma essenziale dal sorso. Curiosa la possanza che oblitera i 12.5° alcolici di targa per una espressività che parla di ben altro scheletro.

Pinot Grigio, dal fascinoso occhio vagamente ramato, che passa attraverso frutta cotta e spezie fino alla rosa. Il sorso generoso ma non opulento che fa pensare a tavole imbandite di ogni, e il bicchiere che fronteggia con dignità.

Friulano, con una sfaccettatura aromatica che passa anche attraverso il fiore, il frutto maturo in secondo piano con qualche tocco lievemente esotizzante, e la vibrazione acida. Sorso tondo e rotolante.

Chardonnay, più Collio e meno Vitigno: deciso senza essere reboante il profuno ricco di sensazioni trasversali, larghe, di frutta leggermente indietro di maturazione, e quel sorso riccamente volumetrico che parla di sale

Sauvignon, che fotografa ampiamente il modello del Sauvignon del Collio con la sua poderosa impronta aromatica e il sorso solido, tridimensionale, appena appoggiato allo spirito sul finale.

Ad un assaggio complessivo, l’impressione è che in genere i vini di Gradis’ciutta diano il meglio di sé se non sono afflitti da una temperatura glaciale. Discorso a parte della Riserva, che parla di una proiezione futura che appare parecchio estesa e prolungata: ad oggi è più la potenzialità che la compiutezza per questo uvaggio di Ribolla, Friulano e Malvasia in cui è più l’armonia e l’amalgama a fare aggio sul singolo grappolo. L’attendiamo tra qualche anno.