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  • Enosteria da Andrei a San Bonifacio.
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Enosteria da Andrei a San Bonifacio.

Di ritorno da Verona, disillusi dai ciliegi purtroppo non ancora in fiore della Val D’Illasi - è troppo presto, ci dicono, ma tra poche settimane la valle si trasformerà nella Kyoto del Nordest, secondo l’abitudine tipica di non poter definire un luogo se non in paragone con altri, remoti e assai dissimili, per aspirazione sopratutto - ci regaliamo una mezz’ora a Soave, rinunciando all’impervia salita di ciottoli ostili che conduce al medievale castello in favore di un aperitivo tra le bancarelle di un timido mercatino dell’usato. 

Sono le quattordici, un’ora improbabile per il desinare di domenica nel profondo nord, e nell’allettante trattoria da Amedeo ci dicono che no, non servono i tavoli all’aperto, oggi, e sono al completo, perché certo, c’è la crisi, eppure. 

Dice che facciamo, dico sai dove andrei, andrei da Andrei, perché di mestiere tra le altre cose scrivo, e scrivo talvolta anche di cibo, la tentazione del calembour seppur banale è troppo vivace per resistervi. 

Prenotiamo con qualche minuto di anticipo, arriviamo e il tavolo ancora non è pronto, ma al volo ci compaiono in mano due calici di bianco frizzanti, per l’attesa. L’atmosfera è fitta e informale, da industriale vicentino degagè che però si dà un tono. In un istante appena ci fanno sedere, i tavoli sono vicini e lo spazio scarseggia, eppure dopo due anni di distanze di sicurezza la cosa è meno sgradevole di quanto si possa pensare.

Casse di vino accumulate una sull’altra dividono le tovaglie bianche, e ordiniamo il vino. É una enosteria, da Andrei: siamo a San Bonifacio, terra di Soave, Recioto, Durello. Alla carta dei vini, qualcosa del Trentino, un poco di Friuli, e poi è tutta sciampagna: scelgo l’unica Ribolla che vedo: BBlk Lis Neris 2019.

Per lui, l’antipasto di pesce cotto, per me i crudi: freschissimi, in particolare le ostriche e i gamberi rossi di Sicilia, non delude la tartare di tonno. Nei cotti, le olive annientano il polpo, e mancano gli scampi, sostituiti, ci spiega la giovane cameriera, dalle cappelunghe, che pure erano elencate. Nel complesso il piatto è abbondante e soddisfa un appetito fattosi nel frattempo sostanzioso.

Il menu è schiettamente sintetico, dopo gli antipasti in degustazione, primi e secondi con il pescato del giorno scelgo paccheri con pomodoro, tonno, capperi e olive, dal dente tenace e dal giusto equilibrio di acidità del pomodoro e dolcezza del tonno, scaldato appena.

Il servizio, informale eppur cortese, è scattante e disinvolto, ma non troppo: d’un tratto Nina Zilli ad alto volume irrompe nel locale, sovrastando il niente affatto lieve chiacchiericcio di fatturati e casealmare: è un compleanno, o un anniversario forse, si scattano fotografie ma noi proseguiamo in pace il nostro pranzo tardivo.

L’enosteria da Andrei piace alla gente che piace, è instagrammabile e informale, eppure si mangia pesce freschissimo, e si stappa sciampagna: il conto accontenta la vanità del commensale senza
approfittare esageratamente, nell’astuto equilibrio di colui che conosce il proprio pubblico, e aggiunge un posto a tavola conscio dell’incertezza dei tempi presenti.