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Da Massimo, trattoria senza aggettivi

Dalle parti di Reggemiglia si favoleggiava di questa trattoria, che traguardavo con colpevole pregiudizio in virtù di chi la favoleggiava. Errore che anche gli anziani commettono sopra tutto se sono così presuntuosi da aver capito i meccanismi del bi e del ba. Balle. Il mistero per cui un certo locale furoreggia presso un certo popolo tutto bello pettinato e con la sfumatura alta e uno no mi è tutt'ora oscuro, e dovrei eseguire solo il rispetto della mia unica regola aurea: prima provare poi pallare, altro sistema non c'è.

Quindi mi reco. "Da Massimo" aggetta con il suo dehors - rovente nei mezzodì di luglio -su strade secondarie della confinante Rubiera, a un tiro di sasso dal torrente Secchia. In mezzo la stradona fitta di mezzi pesanti dal Paese delle Ceramiche.

Già varcando la soglia sono sopraffatto dai sorrisi degli Osti, Massimo e consorte, che evoluiscono in sala con malleabile grazia, e conducono saggiamente ai tavoli condizionati dell'interno: lesti, cordiali, pragmatici. Sul tavolo gnocchi, piadine - Massimo ha quattro quarti di sangue romagnolo - e pane, oltre al menu e alla carta dei vini. Redatta con l'occhio attento dell'oste che il vino lo vuole vendere, e che conosce bene il suo pubblico, e che quindi fa bene i suo mestiere e con mestiere, ma tra le righe si pesca anche gioielli e gioiellini.

Si mangiano le cose che ti aspetti di trovare in una trattoria di Rubiera, fatte e bene o molto bene a seconda dei casi, con mano ricca e porzioni senza micragne; ma gli interventi imprevedibili sono tanti e interessanti. No, non si mangia come a casa: si mangia come in un locale di ristorazione, senza troppo arrovellarsi in aggettivi, che inocula qualche stilla di passione in più nella routine che per la verità pare non appartenere al luogo. Su tutte una formidabile tomahawk da chilemmezzo che Figluolo ha adottato fin dal primo sguardo, che si fregia di una gran frollatura e di una cottura assai attenta. Zero acrobazie, no frills no tricks, tutto sulla fiamma a gas, e quindi quasi una menzione d'onore nel mondo che se non hai una laurea in astrofisica non ti puoi fare la fettina.
Non c'è spazio per il dolce, allora l'oste che sa fare il mestiere dell'oste scucchiaia una quenelle di gelato alla crema mantecato con deliziosa maestria, con tutto il suo uovo a corredo, e le amarene sottospirito. Non sono certo siano Fabbri: ma se lo fossero per me sarebbe un sì.

Tornarci? cento volte, con il capo cosparso di cenere e la certezza che il pregiudizio è il male.