Frammenti

Veronese e Rosso, il Calinverno di Monte Zovo.

Nella calda estate non è la prima cosa che ti viene in mente: un rosso dalle spalle a chiglia e 15 (quindici) gradi in portafoglio. Ma con un chilo di bistecca di cavallo pensi che è proprio il suo.
Al netto della sorpresa per la mancanza totale di marcatori della vetustà, il '14 di Calinverno è sangue veronese vero miracolato di luce strappata alla vendemmia tardiva, al copro, alla polpa. Il bicchiere spara via un frutto carnoso e opìmo, in onta al trendesetting, abbraccainte senza essere colloso.
Rimbomba d'alcol aggrappato ai vitigni Valpolicelliani, e il ritardo nella raccolta strizza l'occhio all'universo amaroneggiante senza esserne preda. Il saldo di Cabernet è una traccia, quasi un intruso nella scenografia rossa. Il totale è un ottetto di voci tenorili, un unisono clangore in cui i baritoni restano sottotraccia.
C'è frutta, fumo, camino, affettati misti, oratorio, fabbro ferraio.