Frammenti
Il Sabato del Villaggio: Normalità, il nuovo trend che sconvolge la ristorazione.

Il Sabato del Villaggio: Normalità, il nuovo trend che sconvolge la ristorazione.

C'è un nuovo sceriffo in città. Ebbene sì: una innovativa, dirompente tendenza sta aprendo come una scatola di tonno le consolidate abitudini del brilluccicante mondo della ristorazione italiana. Si tratta di un movimento molto complesso, per certo versi rivoluzionario: per poterne dare conto ai nostri lettori con la consueta chiarezza siamo andati a provare il "Normalno", a Frustate sul Serio.

La prima cosa che colpisce, non appena arrivati, è il parcheggio: una volta inserito l'indirizzo nel navigatore infatti si giunge di fronte al ristorante, chiaramente indicato da una normale insegna, e si parcheggia normalmente nell'apposito spiazzo dedicato. Incredibilmente infatti, un normale cartello con la grande scritta "P" indica il parcheggio "riservato ai clienti". La provocatoria scritta infatti è normalmente apposta all'ingresso del piazzale. Non ancora ripresi dalla sorpresa ci avviamo verso l'ingresso su cui campeggia l'irriverente tabella "Ingresso", ed entriamo. Un normale cameriere ci viene incontro, controlla con normale educazione la nostra prenotazione e ci conduce al normalissimo tavolo.

Davvero conturbante la mise-en-place: una tovaglia di devastante normalità accoglie un piatto per ogni Ospite, coltello, forchetta, cucchiaio, bicchiere d'acqua e bicchiere da vino. Il cameriere attende con grande professionalità un tempo normale prima di portarci i normalissimi menu su cui campeggia la traumatizzante scritta "Menu".

All'interno esplode il vero nucleo fondante di questa silenziosa rivoluzione: i piatti infatti hanno titoli normalissimi, divisi in normali voci che gettano l'Ospite in uno stato di normalità assoluta. Scorriamo con il dito le sezioni del menu fermandoci stupiti di fronte ai titoli, normali: leggiamo prima "antipasti", poi "primi", "secondi" e sul finale addirittura "dessert". I nomi dei piatti sconvolgono per l'acume e la sagacia: leggiamo ad esempio Pasta e fagioli, Filetto ai ferri, Zuppa Inglese e cetera, in un incalzare di normalità che toglie il respiro.

Per comprendere meglio la normalità abbagliante della situazione abbiamo chiesto alla nostra valida collaboratrice, la food blogger Valeria Carlogrossi*, di intervistare Duilio Pizzefichi, chef del ristorante Normalno. Lo chef si presenta normalmente, alla fine del pasto, con una tenuta rivoluzionaria: giacca bianca da cuoco, normale, con il normale cappello da cuoco, le brache da cuoco e i normalissimi zoccoli da cuoco. Incredibilmente ha un aspetto del tutto normale: rasato, un po' spettinato, leggermente sudato, nessun tatuaggio.
Valeria, evidentemente turbata, tenta di portare avanti l'intervista.

Valeria Carlogrossi: Allora Chef...
Duilio Pizzefichi: Guardi, non mi chiami chef, sono un normalissimo cuoco
VC: Cominciamo già con le provocazioni... ci racconta come ha raggiunto la consapevolezza di questa rivoluzione?
DP: Mah... normalmente, direi. Faccio da mangiare, i clienti vengono, mangiano, pagano. Normale.
VC: Come ha iniziato a fare il cuoco? Contava i neutrini al CERN? Costuiva dighe in Mesopotamia? Era un contractor in IRAQ?
DP: Boh, direi di no. Ho fatto la scuola alberghiera, poi le stagioni a Gatteo a Mare all'Eco della Romagna, poi ad un ristorante per matrimoni qui in paese, poi con l'eredità del mio povero zio Epaminonda Pizzefichi ho aperto normalmente un ristorante mio. Proprio tutto normale.
VC: Diamine, sconvolgente. E com'è la sua giornata?
DP: Normale! Mi alzo la mattina, saluto i ragazzi che vanno a scuola e mia moglie che va al lavoro, un lavoro normale, e poi normalmente scendo in cucina. Inizio le normali preparazioni e di norma arrivano i fornitori. Poi si apre a pranzo e via, nella normalità più assoluta.
VC: Ma come? [l'intervistratice stralunata è in affanno. NdR] Non cammina nei boschi all'alba? Non raccoglie germogli di Angelica Arcangelica nell'orto di famiglia? Non va al porto ad accogliere la sua personale barchetta in cui un pescatore di 92 anni porta apposta per lei esemplari di cattura di 12kg?
DP: ...
VC: Non si inoltra negli impervi sentieri della fermentazione? non legge ponderosi trattati di Feuerbach? Non compone poesie eptasillabiche in sanscrito? Non ascolta la musica finto rock la new wave italiana il free jazz punk inglese. Neanche la nera africana?
DP: boh, ascolto la radio normalmente, mentre pulisco i carciofi, sì.
VC: ma i suoi piatti, come nascono i suoi piatti? ad esempio, quel memorabile spaghetto al pomodoro?
DP: Ah beh, nasce normalmente. Prendo dei normali spaghetti e li cuocio normalmente, in acqua salata. Poi prendo i pomodori, normali, e li taglio normalmente a pezzi. Li passo in una normale padella con olio normale. Quando gli spaghetti sono cotti normalmente li condisco, li metto in un piatto normale e poi li mando a tavola. Normalmente. Di norma faccio anche arrivare del normale formaggio grattugiato, così il cliente lo mette a piatto normalmente, a piacere.
VC: Grandioso. Chef lei è geniale [Pizzefichi fa dei gesti, NdR]. Ma perchè continua a chiamare "clienti" gli Ospiti?
DP: Normale! I clienti entrano, ordinano, pagano. Gli Ospiti sono quelli che vengono a casa mia se li invito, a gratis, nel giorno di chiusura!
VC: E come prosegue ora la sua giornata? un cooking show? una intervista per le Monde? un passaggio alla Tivvù delle Ragazze?
DP: No guardi, vado a farmi una doccia poi mi getto normalmente sul letto per una penichella.

Abbiamo raccolto Valeria allo stremo delle forze, provata dalla sconvolgente normalità della giornata. Per tutto il giorno ha continuato a ripetere, Pensa, è un cuoco normale. Ci scusiamo con i lettori se il racconto ha urtato la loro sensibilità, ma il dovere di cronaca ce lo imponeva.
Particolare non secondario: all'uscita ci è stato presentato un conto, del tutto normale, e noi abbiamo normalmente pagato. Incredibile ma vero.



*Valeria è la titolare del famoso foodblog cipollinaincucina.it