Frammenti

Il gusto di Agustarello, a Monte di Testaccio

Va saputo: un torrido lunedi d'agosto, a Roma, si può anche morire di fame. Tutto chiuso: chi c'è apre solo la sera, oppure non apre il lunedi, oppure non c'è. Agustarello tiene il colpo e accoglie generosamente da più di mezzo secolo affamati e golosi di ogni ordine e grado ai bordi di Testaccio. Romanescamente, ma senza affettazioni, ti trovi di fronte una bella panoplia di piatti che rifuggono dal pittoresco pur rimanendo beìn attraccati alla narrazione prevista. La pajata - eccellente - arriva nell'impietosa ovalina da 250g grammi, la coratella - ottima - la puoi chiedere in mezza porzione e nessuno ti odierà.
Amerai il piccolo spazio incastrato tra due muri d'abitazione affettati, il quarto di litro sfuso, il servizio asciutto ma bonariamente benevolo. Amerai anche il composito d'avventori, che non mancano di esemplari variopinti: professionisti azzimati, lavoratori discinti, turisti scosciati, cinesi smarriti, signore smanicate, signore ingioellate, signore pettinate.
Pagherai con parsimonia, e ti sentirai gradito se non - a tratti - amato. Virilmente, testacciosamente, romanescamente amato.